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	<title>Project Management - Software Gestione Progetti&#187; change management</title>
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	<description>AtTask , Microsoft Project , Diagramma di Gantt</description>
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		<title>Dieci Regole D’Oro Per I Nuovi Project Manager – Parte 2/2</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 09:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;..Continua da&#8230;. Parte 1/2 &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; 6. Comunicare ed evitare di presupporre Evitare di presupporre &#232; una buona regola nel project management. La buona comunicazione con i clienti, gli utenti finali, gli sponsor ed il team di progetto &#232; molto importante per il successo del progetto. &#160;&#160;&#160; &#8226;&#160;&#160;&#160; Siete ben compresi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="150" height="150" align="left" class="alignleft size-thumbnail wp-image-947" title="Project Management" alt="Project Management" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2010/11/Project-Management1-150x150.jpg" />&#8230;..Continua da&#8230;. <a href="http://www.projectmanagementsoftware.it/tecniche-project-management/dieci-regole-d&hellip;nager-parte-12.html" title="Parte 1/2">Parte 1/2</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>6. Comunicare ed evitare di presupporre</strong></p>
<p>Evitare di presupporre &egrave;  una buona regola nel project management. La buona comunicazione con i  clienti, gli utenti finali, gli sponsor ed il team di progetto &egrave; molto  importante per il successo del progetto.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Siete ben compresi da tutti?<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I vostri interlocutori sanno esattamente cosa stanno per ricevere oppure avete presupposto che lo sappiano?<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;  &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I vostri interlocutori comunicano bene tra di loro? C&#8217;&egrave; una buona  comunicazione tra cliente e le altre divisioni aziendali?</p>
<p>L&#8217;importanza della buona comunicazione non pu&ograve; assolutamente essere  presa sotto gamba, assicuratevi di mantenere una comunicazione costante  con gli stakeholder.</p>
<p><strong>7. Dire di no</strong></p>
<p>La parola con pi&ugrave;  valore ed anche la meno usata nel vocabolario di un project manager &egrave;  &quot;no&quot;. Non si deve mai promettere quello che non si pu&ograve;&nbsp; mantenere  altrimenti ci saranno problemi certi in futuro. Dire no con fermezza e  con cognizione di causa, apportando cio&egrave; le giuste motivazioni della  vostra decisione vi permetter&agrave; di salvarvi da guai e di essere  ringraziato in futuro.</p>
<p><strong>8. Evitare il cambiamento incontrollato degli obiettivi di progetto</strong></p>
<p>Il  cambiamento incontrollato degli obiettivi &egrave; una delle ragioni  principali per la quale i progetti finiscono per essere over budget e  completati in ritardo. I clienti spesso si dimenticano del lavoro extra e  degli sforzi aggiuntivi che vi costringono a fare. Assicuratevi di aver  stabilito le giuste aspettative all&#8217;inizio del progetto e di aver  chiaramente definito cosa rientra negli obiettivi e cosa no. Registrate  tutti gli obiettivi nella documentazione di progetto. Non presupponete  che il cliente andr&agrave; a leggerseli e che li capir&agrave;. E&#8217; consigliabile  passare almeno un&#8217;ora con il cliente a parlare degli obiettivi che avete  definito secondo le sue specifiche ed assicurarvi che capisca e  aderisca.</p>
<p><strong>9. Identficare i rischi</strong></p>
<p>A nessuno piace pensare ai rischi,  specialmente nelle fasi iniziali di un progetto. Ad ogni modo evitare la  gestione dei rischi &egrave; molto pericoloso. Produrre invece documento dove  si identificano i rischi con conseguente piano per la mitigazione &egrave; la  strada giusta da intraprendere. Inviate tale piano al vostro cliente e  spiegategli dettagliatamente di cosa si tratta, dei rischi che avete  identificato e di come avete pensato di evitarli. Sapere quello che  potrete fare nel caso che accada il peggio &egrave; sicuramente un modo per  ridurre lo stress. </p>
<p><strong>10. Chiudere il progetto</strong></p>
<p>Per definizione ogni progetto ha una  durata finita, un progetto che non si chiude continuer&agrave; a consumare  delle risorse. Alla fine del progetto si deve concordare con il cliente  se i fattori critici di successo sono stati raggiunti. Per far questo &egrave;  opportuno predisporre un documento di accettazione da parte del cliente.  Dopo la chiusura del progetto potreste chiedere al cliente di compilare  un questionario per valutarne la soddisfazione, le informazioni in esso  contenute potrebbero aiutarvi per migliorare nei progetti futuri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style='clear:both'></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perché avere consenso non equivale al successo del progetto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I professionisti sanno che raggiungere il consenso da parte degli stakeholders di progetto &#232; una componente critica per agevolare l&#8217;avanzamento del progetto e raggiungere gli obiettivi finali. Il consenso resta comunque solamente una delle molte componenti da ricercare, talvolta anche gli accordi fondamentali sono troppo fragili per resistere alle sfide che solitamente emergono durante la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="150" height="150" align="left" class="alignleft size-thumbnail wp-image-703" title="CircleDiag2" alt="CircleDiag2" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2010/09/CircleDiag2-150x150.jpg" />I professionisti sanno che raggiungere il consenso da parte degli stakeholders di progetto &egrave; una componente critica per agevolare l&#8217;avanzamento del progetto e raggiungere gli obiettivi finali. Il consenso resta comunque solamente una delle molte componenti da ricercare, talvolta anche gli accordi fondamentali sono troppo fragili per resistere alle sfide che solitamente emergono durante la realizzazione di un progetto.</p>
<p>Come &egrave; possibile assicurarsi che i progetti raggiungano il giusto livello di consenso? Portare tutte le parti in causa ad aderire su qualcosa non garantisce la presenza di quelle componenti necessarie a guidare il progetto verso il successo. Molto spesso si raggiungono degli accordi che non permettono di far proseguire il progetto nel modo giusto. Gli accordi iniziali a volte non supportano a pieno gli obiettivi primari che deve raggiungere il progetto. <br />
Vediamo di seguito cosa pu&ograve; accadere nonostante il raggiungimento del consenso e quali sono i modi per evitare il fallimento.</p>
<p><strong>Capire quale tipo di consenso &egrave; stato raggiunto</strong></p>
<p>Bisogna innanzitutto prestare attenzione agli accordi finali che richiedono un qualche fondamentale compromesso. Se gli accordi di progetto sono stati negoziati non confrontandosi da vicino con il proprio team, il team potrebbe sminuire l&#8217;importanza del progetto non riuscendo a capire quali necessit&agrave; esso vada a colmare. Se definendo il progetto si perdono dei supporti o delle risorse fondamentali, oppure se si accettano condizioni che non permettono quei margini necessari per affrontare eventuali imprevisti ci sono buone probabilit&agrave; che al progetto manchino degli elementi critici. Ricordare agli stakeholders che &quot;questo &egrave; quello su cui ci siamo accordati&quot; non risolver&agrave; i gravi errori di pianificazione o di esecuzione che sono il risultato di un consenso poco supportato.</p>
<p>In maniera particolare, quando i negoziati si sono protratti per diverso tempo, &egrave; importante fare costantemente il punto della situazione, valutare gli obiettivi di progetto rispetto agli accordi raggiunti fino a quel momento. Si deve valutare se il prezzo che la propria organizzazione dovr&agrave; pagare, in termini di costi finanziari, impatto sulle procedure e sul personale e su ogni altra area dell&#8217;organizzazione che pu&ograve; essere interessata, valgono sempre rispetto agli obiettivi raggiunti.<br />
Se ad esempio gli stakeholders hanno perso passione nel progetto, se la tempistica &egrave; stata compromessa a causa di una troppo estesa fase di negoziato, se il PMO ed&nbsp;&nbsp; il team di progetto non sono pi&ugrave; adatti a coprire i ruoli necessari ad eseguire il progetto &egrave; necessario rivedere gli accordi, altrimenti il progetto andr&agrave; verso un probabile fallimento.</p>
<p><strong>Quali azioni intraprendere?</strong></p>
<p>Chiaramente la tipologia di approccio in questa situazione dipender&agrave; molto dal tipo di organizzazione e di complessit&agrave; che riguardano il progetto. Ad ogni modo le prime mosse da fare comprendono i seguenti passi:</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rivedere lo scopo originale del progetto ed aprire nuovamente i negoziati<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Condurre una nuova analisi costi/benefici per dimostrare i cambiamenti nel ROI<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Aggiornare i dati di mercato affermare la necessit&agrave; di risorse aggiuntive o di altro supporto<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &bull;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lavorare con gli utenti finali per sottolineare i potenziali effetti negativi che si avrebbero procedendo con l&#8217;attuale piano di progetto</p>
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		<title>Project Manager &#8211; Nuovo Paradigma Nel Management</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Forze Trainanti Del Cambiamento &#160; Dal 1960 ad oggi, L&#8217; &#34;enviroment&#34; delle organizzazioni &#232; cambiato molto. A contribuire a questo cambiamento sono intercorse una variet&#224; di forze trainanti. L&#8217;aumento delle telecomunicazioni ha &#34;accorciato&#34; il mondo in modo sostanziale. Aumentare la diversificazione dei lavoratori ha portato tra di essi una vasta gamma di diversi valori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img width="150" height="150" align="left" class="alignleft size-thumbnail wp-image-608" title="project-management-software_new_paradigm" alt="project-management-software_new_paradigm" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2010/05/project-management-software_new_paradigm-150x150.jpg" />Le Forze Trainanti Del Cambiamento</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 1960 ad oggi, L&#8217; &quot;enviroment&quot; delle organizzazioni &egrave; cambiato molto. A contribuire a questo cambiamento sono intercorse una variet&agrave; di forze trainanti.<br />
L&#8217;aumento delle telecomunicazioni ha &quot;accorciato&quot; il mondo in modo sostanziale. Aumentare la diversificazione dei lavoratori ha portato tra di essi una vasta gamma di diversi valori, prospettive e aspettative. La coscienza pubblica &egrave; diventata molto pi&ugrave; sensibile ed esige che le organizzazioni siano pi&ugrave; socialmente responsabili. Gran parte dei paesi del terzo mondo si &egrave; unito al mercato globale, creando cos&igrave; uno spazio pi&ugrave; ampio per le vendite e dei servizi. Le Organizzazioni sono diventate responsabili non solo verso gli &quot;Stockholders&quot; (gli azionisti), ma anche verso una comunit&agrave; pi&ugrave; ampia di &quot;stakeholders&quot; (tutto coloro che sono coinvolte direttamente negli interessi di un&#8217;organizzazione).</p>
<p>In conseguenza alle suddette forze trainanti, le organizzazioni sono state tenute ad adottare un &quot;nuovo paradigma&quot;, una nuova vista del mondo, per essere pi&ugrave; sensibili, flessibili e adattabili alle esigenze e alle aspettative degli stakeholders. Molte organizzazioni hanno abbandonato o stanno abbandonando la tradizionale top-down, una strutture rigida e gerarchica, in favore di forme pi&ugrave; fluide e organiche.</p>
<p>I leader e/o gli amministratori di oggi devono affrontare continui e rapidi cambiamenti. Spesso i manager sono costretti a intraprendere scelte importanti, senza poter pi&ugrave; fare riferimento a una pianificazione precedente dalla direzione. Le tecniche di gestione devono continuamente essere in grado di notare i cambiamenti nell&#8217;ambiente e nell&#8217;organizzazione, valutarli e successivamente gestirli. Gestire il cambiamento non significa controllarlo, quanto piuttosto comprenderlo, adattarsi quando &egrave; necessario e cercare di guidarlo quando possibile.<br />
Dato che non possono conocere tutto o sapere cosa fare in ogni situazione, i Managers dovranno ascoltare e contare molto sui propri impiegati. Di conseguenza, nuove forme di organizzazioni stanno diventando sempre pi&ugrave; comuni: &quot;worker-centered teams&quot;, &quot;self-organizzation e self-designing teams&quot;, ecc&#8230;</p>
<h2>
Estratti del Nuovo Paradigma</h2>
<p>
Marilyn Ferguson, nel &quot;The New Paradigm: Emerging Strategic for Leadership and Organizational Change&quot; (Michael Ray and Alan Rinzler, Eds., 1993, New Consciousness Reader), ovvero strategie emergenti per cambiamenti di organizzazione e leadership, propone una concisa overview di tutte le differenze tra il vecchio e il nuovo paradigma. Eccone un sommario.</p>
<p>
&nbsp;</p>
<table cellspacing="1" cellpadding="1" background="/images/bg.png" style="width: 639px; height: 463px;">
<tbody>
<tr>
<td><strong>VECCHIO PARADIGMA<br />
            </strong></td>
<td><strong>NUOVO PARADIGMA</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Promuovere i consumi a tutti i costi</td>
<td>promuovere i consumi in maniera appropriata</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Persone devono adattarsi a i lavori</td>
<td>I lavori devo essere adattati alle persone</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Imporre obiettivi, struttura decisionale Top-Down</td>
<td>Incorraggiare l&#8217;autonomia, partecipazione dei lavoratori</td>
</tr>
<tr>
<td>Frammentazione di lavoro e ruoli</td>
<td>Impiego incrociato di specialisti con grande rilevanza</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Identificazione con un&#8217;identit&agrave; di lavoro</td>
<td>trascendere dalla descrizione del lavoro</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Modello &quot;ricorrente&quot; dell&#8217;azienda</td>
<td>Riconoscimento dell&#8217;incertezza</td>
</tr>
<tr>
<td>Aggressione, competizione</td>
<td>Cooperazione</td>
</tr>
<tr>
<td>Lavoro e divertimento separati</td>
<td>Fondere insieme lavoro e divertimento</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Manipolazione e dominio</td>
<td>Cooperare con naturalezza</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Lotta per la stabilit&agrave;</td>
<td>Senso del cambiamento e del divenire</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Quantit&agrave;</td>
<td>Qualit&agrave; al pari della quantit&agrave;</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Motivazioni strettamente economiche</td>
<td>Valori spirituali trascendono dal guadagno materiale</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Focalizzare</td>
<td>Trascendere dalla focalizzazione</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Miopia</td>
<td>Sensibilit&agrave; ecologica</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;Razionalit&agrave;</td>
<td>Razionalit&agrave; e intuitivit&agrave;</td>
</tr>
<tr>
<td>Enfasi sulle soluzioni a breve termine</td>
<td>Riconoscimento che un&#8217;efficienza a lungo termine deve rendere conto a un ambiente di lavoro armonioso</td>
</tr>
<tr>
<td>Operazioni centralizzate</td>
<td>Operazioni decentralizzate quando possibile</td>
</tr>
<tr>
<td>Tecnologia sfrenata</td>
<td>Tecnologia Appropriata</td>
</tr>
<tr>
<td>Cercare di comprendere i sintomi</td>
<td>Cercare di comprendere il tutto localizzando le cause celate della disarmonia</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<div style='clear:both'></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Change Management &#8211; Resistenza al Cambiamento</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 17:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;Per affrontare il tema spinoso della resistenza al cambiamento, partiamo innanzitutto da un presupposto: Un&#8217;organizzazione in cui le risorse umane giocano un ruolo importante non pu&#242; svilupparsi senza poter contare sulla partecipazione convinta e attiva delle persone interessate. La partecipazione all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione non pu&#242; essere intesa soltanto come un esercizio di disciplina (lo &#232; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<img width="150" height="150" align="left" class="alignleft size-thumbnail wp-image-474" title="Change_Management_resistenza" alt="Change_Management_resistenza" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2009/12/Change_Management_resistenza-150x150.jpg" />Per affrontare il tema spinoso della <strong>resistenza al cambiamento</strong>, partiamo innanzitutto da un presupposto: Un&#8217;organizzazione in cui le risorse umane giocano un ruolo importante non pu&ograve; svilupparsi senza poter contare sulla partecipazione convinta e attiva delle persone interessate.</p>
<p>La partecipazione all&rsquo;interno di un&#8217;organizzazione non pu&ograve; essere intesa soltanto come un esercizio di disciplina (lo &egrave; anche), ma anche come <strong>condi-Visione</strong>, ossia la promozi0one di una Visione e di una Strategia che vengono costruite, spiegate ed accolte dalle persone come le migliori possibili per quella organizzazione, in quella situazione e in quel momento. In ambito aziendale, un individuo svolger&agrave; un compito o perseguir&agrave; un obiettivo in maniera efficace se lo avr&agrave; innanzitutto capito. Lo eseguir&agrave; invece anche con efficienza se lo avr&agrave; accettato e adottato all&#8217;interno del proprio spazio mentale.</p>
<p>Dato che, coinvolgendo le persone in fase di progettazione si anche favorisce l&rsquo;accettazione al cambiamento, sono state sviluppate nella storia recente diverse tecniche per coniugare il problem solving al coinvolgimento del personale.</p>
<ul>
<li><strong>Brainstorming</strong> : Negli anni &lsquo;30 A.F.Osborn introdusse tale tecnica, concepita per facilitare l&rsquo;individuazione di risposte efficaci ai problemi posti all&rsquo;attenzione di un gruppo di persone selezionate e guidate all&rsquo;interno di una sessione di lavoro strutturata.</li>
<li><strong>Bohm Dialogue</strong> : Pi&ugrave; recentemente negli anni &lsquo;80 David Bohm ha proposto questa forma alternativa di brainstorming aperta e non strutturata, diretta a sollecitare risposte non convenzionali ai problemi affrontati.</li>
<li><strong>Learning Organization</strong> : Con questa filosofia, negli anni &lsquo;90 Peter Senge (&lsquo;The Fifth Discipline&rsquo;) ha rivisto le idee di Bohm all&rsquo;interno di un concetto pi&ugrave; vasto che esprime l&rsquo;idea di un&#8217;organizzazione flessibile in grado di recepire i segnali provenienti dall&rsquo;ambiente circostante e adattarsi di conseguenza.</li>
</ul>
<p><img width="416" height="381" align="absMiddle" class="alignleft size-full wp-image-476" title="Change_Management_resistenza_2" alt="Change_Management_resistenza_2" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2009/12/Change_Management_resistenza_2.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le tecniche di analisi del problema, giocano un ruolo fondamentale le cosiddette &quot;<em>formulazioni aperte</em>&quot;. Per capire bene di cosa si tratta basta sollevare un problema prima con formulazione chiusa e poi aperta.</p>
<p>Dire In un meeting aziendale:</p>
<ol>
<li>Il reparto amministrazione non riesce a rispettare il budget (<strong>formulazione chiusa</strong>)</li>
<li>cosa fare per aiutare il reparto amministrazione a rispettare il budget? (<strong>formulazione aperta</strong>)</li>
</ol>
<p>Tra 1 e 2 pur presupponendo gli stessi fatti, si scatenano effetti completamente diversi: nel primo caso il gioco dello scaricabarile e la guerra tra le parti, nel secondo la ricerca collaborativa della soluzione al problema. Trasformare una enunciazione chiusa di un problema in una domanda aperta, favorir&agrave; la collaborazione delle persone coinvolte ed arricchir&agrave; il ventaglio delle risposte possibili.</p>
<p>Talvolta infine, occorre un po&#8217; di anticonformismo e dscontinuit&agrave; per analizzare a pieno il problema. La discontinuit&agrave; rispetto al pensiero dominante pu&ograve; portare a soluzioni innovative ed molto competitive.</p>
<p>Una volta coinvolto il personale ed analizzato i problemi, come costruisco il cambiamento?</p>
<p>Il <strong>modello ADKAR</strong> &egrave; il modello sviluppato da <em>Prosci</em> a seguito di una collaborazione tra pi&ugrave; di 1000 Aziende in 59 Paesi. diversiIndividua i mattoni (building blocks) che serviranno per costruire il Programma di Change Management, permettendo quindi di individuare eventuali mancanze. E&#8217; composto da 5 punto fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>Awareness</strong> &ndash;spiegare il perch&eacute; &egrave; necessario cambiare</li>
<li><strong>Desire</strong> &ndash;attivare l&#8217;adesione proattiva delle persone coinvolte(gli attori)</li>
<li><strong>Knowledge</strong> &ndash;come attuare il cambiamento</li>
<li><strong>Ability</strong> &ndash;costruire i nuovi profili e i nuovi comportamenti degli attori</li>
<li><strong>Reinforcement</strong> &ndash;sostenere e consolidare il cambiamento&nbsp;</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Affrontiamo adesso gli&nbsp; <strong>scenari del cambiamento</strong>. Perch&egrave; si cambia? Il cambiamento pu&ograve; essere innescato da diversi scenari. Tra i pi&ugrave; tipici se ne possono segnale tre:</p>
<ol>
<li>A causa di necessit&agrave; indotte da un <strong>evento esterno</strong> (<em>Compelling Event</em>), come ad esempio un cambiamento normativo, il crollo della domanda di un particolare mercato, oppure interno come il venire a meno improvviso di una competenza/risorsa cruciale, alla quale la struttura non &egrave; in grado di rispondere.</li>
<li>Per la comparsa di <strong>nuove opportunit&agrave;</strong> alle quali non siamo preparati a rispondere. Ad esempio la comparsa di una nuova tecnologia destinata a scalzare le precedenti, la nascita di una nuova domanda o mercato alla quale la struttura non &egrave; in grado di rispondere</li>
<li>La <strong>crisi sistemica/strutturale del modello esistente</strong> che richiede un ripensamento globale della missione della struttura e di conseguenza una revisione globale dei suoi obiettivi, dei suoi processi, della sua organizzazione.</li>
</ol>
<p>I <strong>casi 1 e 2</strong> possono essere affrontati con un <strong>approccio tattico</strong> di Change Management, utilizzando strumenti mirati a individuare le criticit&agrave; e le opportunit&agrave; specifiche e indirizzarle verso <strong>soluzioni mirate</strong>.</p>
<p>Il <strong>caso 3</strong> invece, deve essere affrontato con un <strong>approccio</strong> <strong>strategico </strong>di Change Management, utilizzando cio&egrave;, oltre agli strumenti dei due casi precedenti, anche tool supplementari rivolti a ripensare e reingegnerizzare l&rsquo;intero modello esistente all&rsquo;interno di un processo di revisione <strong>globale</strong> del soggetto. Gabrielle O&#8217;Donovan ad esempio, propone un approccio strategico articolato in 3 fasi:</p>
<ul>
<li><strong><em>Strategic Planning &amp; Design</em></strong> : prevede di rivedere al livello pi&ugrave; alto la mission della struttura, formare lo &quot;<em>Strategic Management</em> <em>Team</em>&quot; , organizzare il personale, progettare il <em>core</em> del programma ed i suoi meccanismi.</li>
<li><strong><em>Strategy Implementation</em></strong> :&nbsp;comunicare la nuova visione strategica e lanciare il programma di cambiamento, gestire il le dinamiche introdotte dal programma e il piano umano, mantenere lo slancio e consolidare i risultati raggiunti.</li>
<li><strong><em>Evaluation and Readjustment</em></strong> : misurare i risultati e pianificare gli step successivi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Articolo tratto dal Corso di Change Management di A.Montanari, www.w4y.it)</p>
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		<title>Change Management &#8211; introduzione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 02:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Che Cos&#8217;&#232; il Change Management?Il Change Mangement &#232; l&#8217;insieme dei processi, strumenti e tecniche per gestire il lato umano dei processi di cambiamento, per raggiungere i risultati richiesti, e realizzare effettivamente il cambiamento all&#8217;interno delle attitudini individuali, dei team interni e del sistema allargato (Def. The Change Management Toolbook &#8211;Holger Nauheimer). &#160; Il Primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img width="150" height="150" align="left" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2009/12/Change_Management_introduzione-150x150.jpg" alt="Change_Management_introduzione" title="Change_Management_introduzione" class="alignleft size-thumbnail wp-image-466" />Che Cos&#8217;&egrave; il <strong>Change Management</strong>?Il Change Mangement &egrave; <em>l&rsquo;insieme dei processi, strumenti e tecniche per gestire il lato umano dei processi di cambiamento, per raggiungere i risultati richiesti, e realizzare effettivamente il cambiamento all&rsquo;interno delle attitudini individuali, dei team interni e del sistema allargato</em> (<strong>Def.</strong> The Change Management Toolbook &ndash;Holger Nauheimer).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Primo passo che dobbiamo fronteggiare quando affrontiamo un&#8217;opera di change management &egrave; capire il <strong>&quot;Dove Ci Troviamo&quot;</strong>. Studiare quindi l&#8217; Assessment della situazione attuale dei processi, delle metodologie e degli standard in uso, con l&rsquo;esame delle criticit&agrave; esistenti e delle aree di miglioramento possibili.</p>
<p>Il secondo passo &egrave; individuare <strong>&quot;dove vogliamo arrivare&quot;</strong> di Individuazione/definizione degli interventi necessari a migliorare l&rsquo;efficienza e la produttivit&agrave; della struttura e supportare cos&igrave; nel modo pi&ugrave; efficace i processi di Business dell&rsquo;Azienda</p>
<p>&nbsp;In fine dobbiamo decidere <strong>&quot;come ci arriviamo&quot;</strong>. Definiao il Project Planning e dei tools necessari a implementare la transizione dell&rsquo;Azienda verso il &quot;dove&quot;, supportando l&rsquo;allestimento dei progetti di miglioramento lanciati, l&rsquo;addestramento del personale coinvolto, il controllo di avanzamento e dei risultati raggiunti dai progetti medesimi</p>
<p><img width="503" height="279" align="middle" src="http://www.projectmanagementsoftware.it/wp-content/uploads/2009/12/Change_Management_1.PNG" alt="Change_Management_1" title="Change_Management_1" class="aligncenter size-full wp-image-448" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma il cambiamento &egrave; sempre possibile? A Richard Beckhard e David Gleicher si deve la formula che esprime il concetto fondamentale del Cambiamento: <big><strong>D x V x F &gt; R</strong></big></p>
<ul>
<li><big><strong>D</strong></big>= Dissatisfaction. Insoddisfazione per come stanno andando le cose</li>
<li><big><strong>V</strong></big> = Vision. Vvisione di ci&ograve; che &egrave; possibile realizzare</li>
<li><big><strong>F</strong></big> = First steps. Primipassi concreti fatti verso la direzione annunciata</li>
<li><big><strong>R</strong></big><strong> </strong>= Resistance. Resistenza al Cambiamento</li>
</ul>
<p>Secondo la formula di Gleicher, il Cambiamento &egrave; possibile solo quando il prodotto delle forze che spingono al Cambiamento &egrave; superiore alle Resistenze che vi si oppongono.</p>
<p>Per completare il Cambiamento occorre quindi fare in modo che il soggetto coinvolto incoraggi la crescita della consapevolezza dei propri problemi e delle proprie criticit&agrave;. Pi&ugrave; concretamente ci&ograve; avverr&agrave; studiando e comunicando le tendenze espresse sulle stesse aree dal mercato (costituito dagli altri soggetti analoghi o concorrenti), analizzando le best practice interne ed esterne<br />
&nbsp;e comprendendo sia le idee dominanti che quelle innovative riguardanti le aree connesse alle criticit&agrave; individuate.</p>
<p>
E&#8217; anche opportuno che si identifichi tramite una riflessione profonda e aperta (<strong>strategic Thinking</strong>),le&nbsp; possibili soluzioni e l&rsquo;assetto migliore da raggiungere <strong>(strategic Vision)</strong>. Tra tali azioni vanno individuate le azioni pi&ugrave; immediate e capaci di fornire immediatamente risultati concreti e ben interpretabili dall&#8217;alta direzione.</p>
<p>Il Cambiamento tuttavia ,non &egrave; mai semplice.&nbsp; Vi riusciranno soltanto quei soggetti consapevoli delle energie necessarie a intraprenderlo, essendo pur disposti a sostenerlo tramite una forte volont&agrave; (<strong>strong Commitment</strong>),<br />
&nbsp;</p>
<p>(Articolo tratto dal Corso di Change Management di A.Montanari, www.w4y.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style='clear:both'></div>]]></content:encoded>
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